Metodo Bonolis

UNA SOLA REGOLA

L’unico abito che ci dovrà distinguere sarà la carità seguendo la parola evangelica: da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli se avrete mutuo amore. L’unica regola da osservare sarà il S. Vangelo applicato a ciascuna secondo i lumi dello Spirito Santo sotto la guida di un ottimo direttore spirituale. Nessun voto sarà imposto (ma ciascuna abbraccerà con Dio quei legami amorosi ai quali Egli stesso la chiamerà) eccetto quello eroico per il sacerdozio[…].

Le opere sia religiose, sia laiche già esistenti nella S. Chiesa dovranno essere da noi coadiuvate mediante l’avvicinamento individuale di anime che eventualmente volessero aderire ad esse ma soprattutto il Sacerdote sarà colui che dovremo coadiuvare con tutte le nostre forze e sarà anche il nostro maggior aiuto. Per giungere a collegare le forze basterà unirci spiritualmente con la preghiera e tendere tutte all’unico ideale di riabilitare l’amore, la vita divina negli uomini per Gesù e Maria in unione al Sacerdote e alla S. Chiesa. L’unione spirituale si potrà raggiungere oltreché con quelle pratiche che la pietà di ciascuna potrà offrire anche con la recita dell’Ufficio divino che, come per il Sacerdote, sarà obbligatoria ogni giorno.[…]

Nonostante sia principio di capitale importanza l’esenzione dalla vita di comunità pure non sarà vietato di vivere insieme due o tre persone al massimo e ciò anche per aiutarsi a vicenda o sostituirsi, in caso di necessità, vicendevolmente. I ritrovi non dovranno essere numerosi se non in casi eccezionalissimi per cui le partecipanti non dovranno superare il numero di sette con un massimo di dodici. Non vi saranno obblighi di occupazioni o di lavoro ma ciascuno espleterà quell’attività, in quella forma, suggerita dallo Spirito Santo e approvata dal Direttore.[…]

Ciascuna delle anime da Dio chiamate a compiere questa missione d’amore dovrà imitare il Cristo che disse di sé: «Io sono in mezzo a voi come chi serve». Con tale carità e umiltà ciascuna dovrà donarsi al proprio prossimo senza atteggiarsi ad apostole o ad anime elette bensì con la più cordiale amicizia.

La Carica Umana

Costruire una casa
«Mi preme sottolineare che non si tratta di Istituto, ma si tratta di Casa, sia per la struttura, sia per la regola, la norma, sia per l’atmosfera, il clima che vige in questa Casa». Anche una donna ha bisogno della casa.

Il lavoro
Invece di compatire, di creare una atmosfera assistenziale, di impartire una morale, Adele promuove l’iniziativa delle ospiti, soprattutto valorizzando i loro desideri. Attraverso questa accoglienza è in grado di cogliere quale possa essere la professione. La formazione e il lavoro diventano lo strumento più adatto al loro reinserimento in società.

È possibile la rieducazione delle donne che hanno peccato? Che cos’è il Centro di orientamento femminile (COF)? In Italia le peccatrici sono tutte condannate? Perché?
Per rispondere a queste domande Camilla Cederna visitò per l’«Europeo», in un paese del Lago di Como, la villa dove Adele Bonolis, insegnante di filosofia in un liceo di Milano, ebbe l’idea nuova e rischiosa di raccogliere le peccatrici per educarle in un modo indiretto, col sistema dell’autogoverno. Ad ognuna delle ricoverate del COF è lasciata una libertà sufficiente, in modo da poter studiare le tendenze di ciascuna, indirizzarle a un mestiere e immetterle, così rinnovate, in società. Il cancello è sempre aperto.
L’unica cosa proibita è la bugia: esse devono sempre dire dove vanno, se a remare o a passeggiare per le colline; due volte la settimana vanno al cinematografo.
E finora (la villa è aperta da sette mesi) nessuna ha tentato di fuggire, nessuna è stata vista in cattiva compagnia. Nessuno insomma ha voglia di ricominciare.
Il vitto è buonissimo, ed è la prima cosa di cui queste donne parlano: non sono mai state così ben curate e nutrite …Il mutamento così improvviso si spiega con la sorpresa che provano queste donne dopo qualche giorno di ricovero.

L’incontro
Adele, da bambina, è l’unica che frequenta la casa di una vicina, una poco di buono evitata da tutti. Un certo giorno la mette di fronte al suo male. La donna promette e mantiene la promessa di cambiare quella vita. Nel giro di pochi giorni lavora come cuoca in una trattoria, vive onestamente e infine si sposa.
Adele avvicina quindi le persone con facilità, stabilisce immediatamente un rapporto profondo e sincero.

La passione per l’altro
Incomincia presto, subito dopo laureata, ad andare in giro per le strade con il suo biglietto da visita e dice alle prostitute: «Quando volete, se siete stanche di questa vostra vita telefonate qua». Una volta che le donne accettano di entrare nelle case ne vuole conoscere la storia, il carattere e le attitudini. Le cura e sceglie meticolosamente chi deve assisterle. La pazienza e la fermezza guidano la sua azione. La passione per l’altro è innata ed è una passione soprattutto per la libertà.

Confrontarsi con altre esperienze
Visita vari istituti, studiandone i diversi sistemi. Quello diretto da madre Anna a Roma, in cui le donne si rieducano attraverso gli agi, la grazia e addirittura il lusso (col risultato che venticinque di esse sono divenute di recente suore di clausura). La casa di monsignor Piana a Novara, dove le regole sono il silenzio, la disciplina e il lavoro; e poi la casa di redenzione di madre Rosa a Cremona, in cui vale il sistema del contrappasso: uniforme al posto degli allegri vestiti di prima, lavoro al posto dell’ozio, penitenza e preghiere in luogo della colpa.

Fede salda

Lo scopo delle opere è la formazione morale, civile, religiosa

Nello statuto del Codic lo scopo dell’opera viene raggiunto «con il ricovero temporaneo delle dimesse in ambiente adatto, con il loro studio dal punto di vista fisiopsichico, con l’avvio in istituti di rieducazione, o di cura o ricovero definitivo, oppure, previo orientamento religioso, morale, sociale, con l’avviamento ad un lavoro sano e proficuo». In quel che rimane del regolamento del pensionato che Adele stese, in ossequio a quanto richiestole dal Ministero di Grazia e Giustizia, viene scritto: «nell’entrare a far parte del pensionato “Maria delle Grazie” in Milano ogni giovane sia convinta di venire accolta in seno ad una famiglia ove, con ogni cura, si provvederà a completare la sua formazione morale, civile, religiosa». È l’autorità civile ad auspicare che l’intervento nei confronti dei bisognosi non trascuri nulla nemmeno la formazione religiosa.

Secondo l’insegnamento di Cristo
In uno scritto personale Adele Bonolis afferma già nel 1946: «La situazione politica attuale mi ha portato ad agire sia attraverso un avvicinamento individuale in questo campo per la difesa e la diffusione dei principi religiosi e morali sicuri del cristianesimo secondo l’insegnamento del Santo Padre che è quello del Cristo».
La sua fedeltà al magistero è assolutamente incondizionata. È cresciuta in un ambiente che l’ha educata ad una intelligenza della fede, ad una intelligente sequela della tradizione.

Attraverso la testimonianza
Chiunque avvicini, pazienti e famigliari, collaboratori e personalità pubbliche, si accorge di aver a che fare con una persona di profonda fede. Non l’ha mai nascosta, tant’è che chi esce da un suo colloquio porta con sé una confidenza, un pensiero, una riflessione legata alla sua esperienza cristiana. La sua confessione religiosa non è utilizzata strumentalmente, o moralisticamente, per condannare chi è estraneo, oppure chi è lontano da tempo da un cammino spirituale. È discreta nella proposta, la offre a chiunque, convinta della possibilità che l’esperienza di fede, utile a lei, possa essere utile a tutti.

È stato un tempo di grazia nel quale Dio con il suo infinito amore mi ha guidato passo passo, anzi dico che mi ha portato di peso. Le avversità di ordine materiale sono valse a mettermi in evidenza la provvidenza di Dio e ad alimentare nella mia anima la fede. Le contrarietà di ordine spirituale erano come fari luminosi che mi indicavano la via da seguire senza dubbio alcuno. Premetto che non sentii mai la mancanza di Direzione anzi mi regolai sempre in base ad essa che mi veniva attraverso l’Altare. Nella mia anima vi era sempre sereno e pace anche se all’esterno tutto era lotta e guerra. Ho continuato nelle piccole vie dell’Amore e nell’adorazione intima della Santissima Trinità in me e nei fratelli. Prodigi d’amore compì in me il Signore, conversioni, guarigioni e più Lui s’ingigantiva e più io rimpicciolivo e in questo stava la mia gioia. La mia misura non fu mai sufficiente ad ostacolare la sua generosità ed il suo amore bensì li favoriva e li sfruttava.
Comunque io penso che non ci si possa dedicare assolutamente ad Opere di questo genere, se non si crede, sia nel mistero, sia nella Provvidenza, sia nella  potenza miracolosa del Cristo.

Il reinserimento

Il reinserimento sociale
Oggi si parla di inclusione sociale. Adele Bonolis ha sempre considerato possibile il reinserimento delle sue ospiti perché qualsiasi persona, anche nel peggior stato psico-fisico, può uscire da questa condizione; ecco perché non crea strutture per un ricovero definitivo, ma case che possano costituire una chance di ripresa e un trampolino per rilanciarsi di nuovo nella società.
Questo è vero per ex prostitute e carcerate; questa è la prospettiva anche per i malati psichici.
Nel caso specifico di Villa Salus lo statuto parla di «rieducazione psicologica, graduale riadattamento e reinserimento sociale della donna, con particolare riguardo a donne dimesse da case di cura e da istituti psichiatrici». Il metodo si concretizza nella Psicoterapia d’appoggio mediante: libertà, fiducia, autogoverno, ergoterapia, esperimenti di socializzazione, reinserimento con sistemazione appropriata.

Un esempio eccellente di iniziativa sociale
Un verbale dell’associazione che gestisce Villa Salus sottolinea che l’opera debba essere sostenuta «sia in considerazione dei numerosi recuperi già realizzati, sia perché è l’unica, di quel tipo, fin’ora esistente in Italia».

La casa funziona dal 1° giugno 1954 ed ha ospitato già 58 donne, di cui 18 affidate da istituti psichiatrici, 6 da medici privati, 9 dalla Fondazione Varenna T.S. e 25 dai famigliari; di queste 8 erano ancora ospiti, 8 erano decedute, 5 erano recidive e ben 37 riammesse in società. I risultati ottenuti superano ogni più rosea aspettativa. Questi risultati non sono ottenuti con facilità. Ad un certo punto si pone il problema dell’acquisto dell’immobile in cui si svolgono le attività di recupero. Ancora una volta Adele trova la soluzione innovativa: fondare un’associazione di persone unite dallo stesso scopo, la santificazione personale e l’attività in opere di apostolato religioso, morale, sociale.
Nasce così l’Associazione Amicizia-In libertate Charitas, soggetto giuridico che è in grado di gestire le strutture e di garantire la mutualità tra i soci.

Mentre nella casa delle prostitute noi possiamo usare il nostro metodo iniziale, che è basato su tre principi: la fiducia, la libertà e l’auto-governo, qui dobbiamo viceversa, sia pure sempre alimentando nel nostro cuore una fiducia profonda nelle possibilità di recupero, dobbiamo adottare più un etero-governo. Sono soggetti che non hanno molta capacità di iniziativa, hanno poca capacità di autonomia e devono essere molto guidati, molto assistiti direi sostenuti di peso per periodi notevoli.
Anche qui abbiamo avuto veramente dei miracoli di ricupero inaspettato, veramente delle sorprese che ci hanno reso sempre più consapevoli che ogni uomo è una parola di Dio non ripetuta e comunque è sempre un grande mistero. Abbiamo avuto dei soggetti che si sarebbero detti sicuramente irrecuperabili e sono stati invece recuperati con mezzi e strumenti da noi impensati. Bisogna credere alla possibilità del miracolo. «Se avrete fede, farete cose più grandi di me» e non ci dobbiamo dimenticare che Cristo ha resuscitato i morti. Ma non sempre si riesce ad avere questa fede così viva, soprattutto di fronte a certe personalità distrutte, a certe situazioni ambientali, sociali, tristissime.

Fiducia, libertà, autogoverno

Le qualità professionali
In gran parte della vita Adele Bonolis privilegia la propria formazione. Non sempre giunge al termine degli studi intrapresi, come quello di medicina, ma ha ben chiara l’importanza di avere strumenti a sua disposizione che possano essere utili, strumenti educativi, pedagogici e psicologici.
Alcuni specialisti si sono per esempio sorpresi nel leggere alcuni suoi interventi dove parla dei pazienti psichiatrici. Affermazioni e pensieri che affrontano temi che nemmeno la letteratura scientifica del periodo ha ancora fatti propri.

Quando Adele Bonolis, per esempio, affronta la riabilitazione psichiatrica, sostiene con precisione che le persone, indipendentemente dalla diagnosi che hanno, possiedono capacità e abilità di autonomia che devono essere valorizzate e sostenute. Questa riflessione personale, le viene proprio dal porre al centro la persona che, pur malata, continua a mantenere peculiarità che neppure la malattia annulla.

Per quanto riguarda il suo approccio agli ospiti, è ineccepibile anche dal punto di vista strettamente professionale, non improvvisa o compie ingenuità. Sa esattamente quel che fa, anche quando approccia una persona con gravi squilibri.

Gestire le persone
Adele non si assume la direzione delle case dal punto di vista amministrativo anche se si prodiga sia per cercare i finanziamenti sia per scegliere i giusti collaboratori. Si preoccupa costantemente piuttosto di assicurare che le finalità delle opere siano rispettate sempre e quindi ne guida e coordina il personale. È di esempio a tutti e suggerisce in continuazione come rapportarsi con gli ospiti, a volte incoraggia il personale. Ne capisce i bisogni e li sostiene. In effetti li considera i primi ospiti delle case e sa quanto sia importante la loro formazione ma anche la “ricarica” nei momenti di sconforto o di troppa fatica. Riesce sempre a cogliere una via diretta e speciale per giungere al cuore di ciascuno.

Devo ringraziarla molto per quanto ha fatto per la signorina E. D., che si è presentata a lei accompagnata da una lettrice di «Bella». Lei l’ha fatta ricoverare in Via Boselli, salvandola così da una situazione penosissima.
Devo anche dirle la mia sincera ammirazione per l’opera di bene che lei svolge. Si rivolgono a me moltissime lettrici di «Bella» che si trovano in condizioni disperate. Confido nella sua generosità perché mi permetta in qualche caso di inviarle qualche lettera delle più bisognose, perché Lei, a suo libero giudizio, possa eventualmente aiutarle.
C’è stata un’altra volta, racconta […] un collaboratore, in cui la “Dottoressa” – come veniva universalmente chiamata – si è messa in mezzo a due ospiti che litigavano e li ha calmati con poche parole, mentre lui non era riuscito a tenerli fermi. Anche se si è presa una pedata, l’ha incassata senza batter ciglio. Poche parole e grande calma, dunque. Anche nei colloqui con gli ospiti non faceva lunghi discorsi, ascoltava, accettava, restituiva la fiducia che manteneva verso di loro, qualsiasi cosa avessero nel loro passato.